SEDI VALORIZZATE

 

LA VASCA DI CORBELLI – VILLA D’ESTE

Villa d’Este, veduta aerea – Reggio Emilia (Zona Rivalta)

La Villa d’Este e la Vasca di Corbelli fanno parte del più vasto disegno urbanistico del complesso dei Palazzi Ducali estensi realizzati a Reggio Emilia in epoca settecentesca. Situata in posizione periferica rispetto al principale nucleo urbano della città di Reggio Emilia e a ridosso delle prime colline che caratterizzano l’armonioso territorio reggiano, la palazzina, attualmente denominata “Villa d’Este”, fu eretta nella seconda metà del ‘700 per volontà del Principe ereditario dei Duchi d’Este, Francesco III (subentrato al Padre Rinaldo), ma soprattutto della sua giovane sposa Carlotta Aglae d’Orléans, figlia del reggente al trono di Francia. Faceva parte del ben più ambizioso progetto per la realizzazione del fastoso complesso del Palazzo Ducale di Rivalta e del suo “parco delle delizie”, ad emulazione della ben più famosa Reggia Francese, della quale portò l’impronta scenografica e la destinazione d’uso. L’idea progettuale della vasca e del casino dovrebbero essere attribuite all’Arch. G. M. Ferraroni ma il progetto eseguito a partire dal 1730 fino al 1757 fu certamente di G. B. Bolognini e del fratello Francesco.
La vasca ovale raccoglieva le acque necessarie al funzionamento delle fontane nel giardino della Reggia a Rivalta, alle quali era collegata tramite condutture sotterranee tuttora esistenti. A sua volta la vasca era alimentata dal vicino torrente Crostolo attraverso un canale di collegamento che, originariamente, era anche l’unica via di accesso alla villa percorribile solo con piccole imbarcazioni.
Il Casino, noto anche come “Fuggi l’ozio”, presenta un semplice impianto quadrangolare su più livelli il cui volume compatto è rialzato nella parte centrale da un terrazzo sormontato da una torretta. L’interno, anch’esso a pianta quadrangolare, è su due livelli articolati ad “U” intorno ad un salone a doppia altezza che si affaccia direttamente, ad est, su un’ampia terrazza rivolta verso l’originario accesso principale.
Gli affreschi, in parte conservati, furono realizzati dal modenese Gian Filiberto Pagani fra il 1764 e il 1765.
La famiglia Corbelli poi, che acquistò la Villa dal duca Ercole III nel 1782, ne arricchì l’apparato pittorico con interventi di Francesco Scaramuzza e forse Domenico Pellizzi. *VAI AL SITO

 

VILLA DELL’ARIOSTO – MAURIZIANO
Mauriziano

Accesso principale – Mauriziano (Reggio Emilia)

La prestigiosa cornice del Mauriziano detta anche “Villa dell’Ariosto” è una villa quattrocentesca ove spesso dimorò, negli anni giovanili, Ludovico Ariosto (1474-1533). Era la villa dei Malaguzzi, la famiglia in cui crebbe Daria, la madre del poeta. A ricordare la nobiltà del luogo, vi sono un busto dell’Ariosto e due iscrizioni, una delle quali riporta i versi della IV Satira relativi, appunto, a Reggio e al Mauriziano:
“Già mi fur dolci inviti a empir le carte
Li luoghi ameni di che il nostro Reggio,
Il natio nido mio, n’ha la sua parte:
Il tuo Maurizian sempre vagheggio,
La bella stanza e il Rodano vicino,
Dalle Najadi amato e ombroso seggio;
Il lucido vivajo onde il giardino
Si cinge intorno, il fresco rio che corre
Rigando l’acque, ove poi fa il molino.”

 

Al primo piano si trovano una grande sala d’ingresso e una sala a sinistra, restaurate nel 1721 da Prospero Malaguzzi, con pregevoli affreschi attribuiti a Nicolò dell’Abate. Una scaletta angusta, ricavata nel muro, conduce a tre camere verso levante, conservate quasi intatte dall’epoca del poeta. In una sono vari affreschi che raffigurano grandi poeti; in un’altra, un antico camino di pietra e alcuni affreschi; la terza cameretta è chiamata degli Horatij Coclidi, perché sulle pareti sono raffigurati gli Orazi e i Curiazi e Orazio Coclite.
L’edificio, ora di proprietà comunale, è stato recentemente oggetto di un importante intervento di ristrutturazione che ne ha comportato la chiusura al pubblico per un lungo periodo. *VAI AL SITO

 

MUSEO DEL TIBET – ANTICO BORGO DI VOTIGNO
votigno

Borgo Medioevale di Votigno, Canossa (Reggio Emilia)

L’Antico Borgo di Votigno di Canossa (Reggio Emilia) è situato a soli 2 km dallo storico Castello di Canossa, luogo della mediazione fra Papato e Impero nel 1077 grazie alla contessa Matilde di Canossa, la donna più grande della storia. Questo borgo, secondo gli storici, ha contribuito alle vicende medioevali: fortificato e nascosto alla vista dalle colline dava rifugio ai soldati di Matilde pronti a balzare di sorpresa sugli avversari e difendere il prezioso castello della Contessa. Segni dell’antico ruolo di questo luogo sono la torre medioevale che svetta sulle pietre del borgo: torre di avvistamento, difesa, e rifugio in casa di attacco. Poi il volto in pietra che si apre come una grande finestra, al centro del villaggio per far passare la strada sottostante rendeva facile, per i difensori del borgo, controllare tutte le persone e le merci dirette al Castello. Dopo le gloriose vicende di Matilde e l’arrivo a Canossa di Imperatori e Re, i secoli hanno continuato a scorrere su queste antiche pietre ospitando contadini, artigiani pellegrini, monaci erranti… È facile immaginare l’Antico Borgo di Votigno di Canossa nel pieno delle attività di ogni giorno, con i forni per il pane, la bottega per il fabbro, le donne intente ad impagliare cesti e sedie. L’attento recupero, a partire dagli anni 60, ha rispettato la storia la cultura borgo, oggi: “Così bello da togliere il respiro…uno dei più belli d’Italia” commenta spesso chi raggiunge il borgo e scopre all’improvviso questa nicchia di storia, oggi patrimoni dell’UNESCO.

Votigno ospita la Casa del Tibet, prima in Europa e unica in Italia, e offre un Museo del Tibet, inaugurato dal Dalai Lama il 25 Ottobre 1999, dopo la sua sosta a San Polo di Reggio Emilia, dove ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria dei 23 Comuni Matildici. In quella occasione il Dalai Lama ha visitato la Casa del Tibet ed ha avuto parole di elogio per il Museo, realizzato con oggetti rari ed originali della cultura, della religione e della vita quotidiana del Tibet, raccolti in anni di appassionata ricerca. Nel Museo c’è anche uno spazio dedicato alla cultura ed alla religione dell’India ed alla figura del Mahatma Gandhi la cui statua in marmo troneggia al centro del borgo. Il grande fotografo Fosco Maraini, scomparso nel Giugno del 2004, ha contribuito alla creazione del Museo, è stato Presidente Onorario della Casa del Tibet alla quale ha donato la collezione delle foto scattate in Tibet durante le spedizioni di Giuseppe Tucci nel 1937 e nel 1948. La Casa del Tibet organizza da anni Mostre d’alto livello, in Italia ed all’estero, per far conoscere il fascino della cultura tibetana e diffondere il prezioso messaggio di pace e di non violenza del Dalai Lama, del suo popolo e del Mahatma Gandhi. Il tutto situato nella verde cornice delle colline reggiane, che offre ai visitatori la possibilità di godere dell’incontaminato patrimonio naturalistico della zona. *VAI AL SITO

 

PALAZZO DA MOSTO
Palazzo da Mosto

Palazzo da Mosto – Interno

Palazzo da Mosto è una delle più significative dimore reggiane quattrocentesche, restituita alla città nel suo aspetto originale nel 2014 grazie all’impegno della Fondazione Manodori. Il palazzo fu voluto da Francesco da Mosto, massaro ducale, che, come dicono i documenti dell’epoca, la trasformò da “domus” in “palatium” in pochi anni. Alla morte di Francesco il palazzo passò ad altri proprietari finché nel 1857 il conte Pietro Manodori, allora sindaco di Reggio, rilevò il palazzo dai conti Greppi di Milano per aprirvi un asilo infantile gratuito e aperto a tutti.
La struttura inizialmente ospitò solo i maschi, poi accolse anche le femmine e, per tutto il Novecento, fu un laboratorio di importanti innovazioni pedagogiche in grado di evolversi per rispondere ai mutamenti sociali in atto. L’Asilo Manodori restò aperto fino al 1991.
Nel 2005 l’omonima fondazione acquisì l’edificio e avviò imponenti lavori di restauro, che portarono alla luce evidenti tracce del palazzo quattrocentesco e la data 1495 come anno di inizio dei lavori di costruzione.
All’interno si conservano gli antichi cassettoni lignei dipinti e tracce di decorazioni pittoriche originali. Lo scalone, che dal cortile interno conduce al loggiato ad archi da cui si accede al piano nobile, fu addossato nel Settecento al nucleo primitivo e in origine era ornato alla base da due cani in pietra oggi conservati al Palazzo dei Musei. Nei sotterranei è possibile notare le pavimentazioni e i livelli di abitazioni di epoca medievale.. *VAI AL SITO

 

MUSEI CIVICI DI REGGIO EMILIA – PALAZZO DEI MUSEI
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Palazzo dei Musei – Reggio Emilia

Ha accompagnato nel tempo la formazione dell’identità culturale dei reggiani il sistema di collezioni, luoghi storici e sale espositive proposto dai Civici Musei di Reggio Emilia. Nei Musei si trovano documentate e valorizzate le memorie della natura, dell’archeologia, dell’arte e della storia dell’intero territorio provinciale, in una panoramica che abbraccia i cinque Continenti. Collezioni che vanno dal Paleolitico ai nostri giorni presentate in cinque sedi museali, due sedi monumentali e tre sedi espositive. Un patrimonio di opere ed edifici che è cresciuto in numerosi decenni, aggiornando continuamente le proposte, e il cui primo nucleo inizia poco più di 200 anni fa.

Il più antico fondamento delle collezioni, infatti, nasce nel 1799 con l’acquisizione, da parte della città di Reggio Emilia, della collezione domestica dell’illustre scienziato Lazzaro Spallanzani che, nella sua abitazione di Scandiano, aveva accumulato reperti zoologici, paleontologici, mineralogici, litologici e botanici, nonché oggetti di arredo, quali quadri, tavolini e soprammobili. La raccolta, conservata integra nella sua consistenza settecentesca, dal 1830 è collocata nelle sale di Palazzo dei Musei.

Nel 1862, grazie al lavoro del sacerdote Gaetano Chierici, uno dei padri della moderna Paletnologia, nasce il Gabinetto di Storia Patria che nel 1870 diviene Museo di Storia Patria. Preziose testimonianze della scienza e della museologia del tardo Ottocento, i materiali di preistoria e protostoria locale sono confrontati con oggetti dello stesso periodo, ma di diversa provenienza geografica, soprattutto italiana. La collezione fu poi ribattezzata Museo Gaetano Chierici di Paletnologia, con sede al Palazzo dei Musei.

Le esposizioni al Palazzo dei Musei si allargano poi alla Galleria dei Marmi con reperti in pietra, epigrafi romane e sculture dal Medioevo al XVIII; all’Atrio dei Musei con mosaici di età romana e decorazioni pavimentali del XII e XIII. E ancora con Sale che completano le raccolte naturalistiche, di zoologia e botanica; quindi raccolte di etnografia, numismatica, ceramica, oreficeria e arti minori. Nel 1902 viene istituita la Galleria Antonio Fontanesi che, più volte riordinata, ampliata e arricchita, documenta la cultura artistica a Reggio dal XIV al XX secolo.

La sede storica dei Musei Civici, fa oggi parte di una rete che include anche altri luoghi, e che è costituita da cinque sedi museali che comprendono, oltre al Palazzo dei Musei, la Galleria Parmeggiani, il Museo del Tricolore, il Museo di Storia della Psichiatria e il Museo del Tempio della Beata Vergine della Ghiara. La rete annovera anche due sedi monumentali (la Sinagoga e il Mauriziano), tre sedi espositive (Spazio Gerra, Chiostri di San Domenico, Officina delle Arti) e la Biblioteca delle Arti.

I Musei civici, perseguendo nel tempo l’obiettivo di conservare le testimonianze della città di Reggio Emilia e del territorio provinciale reggiano, hanno contemporaneamente promosso la ricerca scientifica, la conoscenza e la fruizione pubblica anche attraverso attività formative ed educative. Si sono assunti l’impegno e il ruolo di dinamici promotori di servizi culturali e formativi – negli ambiti disciplinari che ne caratterizzano il patrimonio – in collaborazione con altre realtà territoriali, pubbliche e private: Soprintendenze, Università, Enti locali, Istituti di ricerca, Associazioni culturali. *VAI AL SITO